Chiarezza sulla morte di mio padre
Mauro Tomei, 66 anni, affetto da una malattia parkinsoniana, si reca in ospedale per dei dolori all’addome. Qui, dopo la visita e le analisi del sangue, i medici decidono di dimetterlo con una diagnosi di costipazione e prescrivono dei lassativi. Tuttavia, il giorno successivo, il medico di base, dalle stesse analisi, individua un’infezione anche piuttosto seria. Il figlio lo riporta in ospedale, e Mauro viene ricoverato in medicina.
Al reparto i sanitari riferiscono di una grave infezione e di una severa disidratazione. Purtroppo però vengono riscontrati anche diversi tumori mai rilevati. Ma il problema principale sembra l’infezione, che intanto si è aggravata in sepsi. I medici dicono che non avrebbe superato le 48 ore, e così è stato. Mauro Tomei è deceduto il giorno dopo.
il figlio però non ci sta e si rivolge a Risarcire, che, nella figura di Manuel Tricomi, ritiene ci siano le basi per richiedere all’azienda sanitaria un risarcimento di 500 mila euro a fronte dei danni causati dalla mancata diagnosi dell’infezione, peggiorata in sepsi, che di fatto ha condannato il signor Tomei al decesso.